Manifesto - Appello rivolto a

Amministrazione comunale di SALERNO
Amministrazioni comunali COSTA D’AMALFI

 

PERCHE’ UN PARCO LETTERARIO PER “ALFONSO GATTO”
Salerno e Costa d’Amalfi

Il lungo tratto di strada che da Vietri giunge a Positano con le sue sinuosità attraversa un territorio immaginifico, che ha suscitato emozioni a quegli scrittori, poeti, pittori, musicisti, dive che in quest’ansa del Golfo di Salerno hanno trovato il rifugio dalla pazza folla o dalla storia pazza.
Già nel 1821 Edouard Gauttier D’Arc, nel suo “Voyage de Naples à Amalfi” scriveva: «Tutto è poesia in queste ridenti contrade».
Da sempre, infatti e ancorché fosse costruita la strada statale, il flusso di “viaggiatori” è stato continuo, inarrestabile.
Su questo territorio, dove i monti sono a precipizio di mare, tra filari di viti e limoni a corona di macéri sudati dall’uomo, le case cubiste di Positano, le marine di Maiori e Minori, la storia Marinara della Repubblica Amalfitana e della contermine Atrani, i silenzi di Ravello e Scala, la laboriosità di Vietri sul Mare e Cetara, si sono rifugiati spiriti eletti in fuga dai grandi totalitarismi del ‘900, personaggi che su questi lidi hanno ritrovato il «luogo dell’infanzia sempre cercato».
Ben tre Premi Nobel per la Letteratura, André Gide, John Steinbeck, Salvatore Quasimodo, sono stati in queste contrade costiere nel corso dell’ultimo secolo, producendo lavori che hanno vieppiù esaltato il fascino sottile di questi luoghi profumati di agrumi e di salsedine. Henrik Ibsen ha qui completato “Casa di bambola”, Riccardo Bacchelli, Ferdinand Gregorovius, Emilio Cecchi, hanno scritto per questa Costa Diva pagine di letteratura sublimi. Nel giardino proteso sull’infinito Tirreno, Richard Wagner trovò accordi musicali per eterne armonie; Kurt Craemer, Bruno Marquardt e quei pittori definiti “costaioli”, hanno colto quegli spunti cromatici capaci di raccontare su tela paesi e uomini con le loro fatiche. Tra gli anfratti del fiordo di Furore Anna Magnani ha vissuto la sua storia d’amore con Roberto Rossellini; nel silenzio del giardino del Cimbrone a Ravello Greta Garbo ha vissuto ore di passione col maestro Leopold Stokowsky. Tra vicoli costieri a ritaglio di spazi di cielo trovarono il luogo ideale della loro esistenza Irene Kowaliska con Armin T. Wegner, MikailSemenov con Valeria Theja, Leonid Mjassin e Nureyev con Tersicore. Giuseppe Prezzolini si faceva “poeta” guardando la sua donna nel mare di Vietri, Peter Willburger incideva su lastre metalliche i frastagli di queste coste.
Un viaggio che per Alfonso Gatto, il poeta salernitano, iniziò dal raccolto Vicolo delle Galesse nel centro antico di Salerno, dove era nato ed abitò la giovinezza, e si snodò lungo la strada costiera, su per le balze montane e le marine, tra case bianche aggruppate in paesi o sparse sui macèri, a cantare di bellezze e profumi, di lavoro e sogni di un popolo contento di “aver vissuto una giornata d’aria”.
Per Gatto su questi luoghi
«Vi restano più a lungo le parole
non dette ed è, all’accorrere, la svolta
d’un paese che c’è come una volta,
da chiamare per nome e da tacere.
Un sogno dire queste case vere».
Luoghi immaginifici, che ancora possono richiamare quel popolo di “contemplatori” di paesaggi, pitture e fotografie, di fruitori della lettura in prosa o poesia, alla ricerca di emozioni o di ritrovarsi tra case, su strade e piazze, in paesi letti, “sognati” e mai conosciuti. Lasciando questa Costiera, Riccardo Bacchelli annotava: «La natura nel mezzogiorno mediterraneo ha un modo d’essere così vicina all’arte, che toglie a noi la voglia di farne».
In questo territorio, inserito dall’UNESCO nell’elenco dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità,  chiediamo l’istituzione di un Parco Letterario, non solo per la memoria di un passato storico, nobile e culturale, ma soprattutto per offrire l’opportunità, a quanti vogliono un turismo culturale, diverso, la possibilità di compiere un “viaggio inverso” nei luoghi e nei tempi di letterati, artisti e dive, di vivere un turismo delle “EMOZIONI”.
L’istituzione di un PARCO LETTERARIO da intitolare ad ALFONSO GATTO, poeta che seppe, più di ogni altro, cantare la sua Salerno e questa Costiera per la quale scrisse “Rime per una terra dipinta”, è un atto dovuto.