LE CASELLE DELLA MEMORIA
(PARMIGIANA DI MELANZANE)
Forniti di una borsa di paglia, invece che di una terribile busta di plastica, è piacevole e distensivo andare al mercato al mattino presto, quando l’aria è frizzante e pulita, quando sulle bancarelle sono appena state sistemate le cassette di frutta e verdura dove disegnano incredibili geometrie dai colori smaglianti e irrorati da spruzzi di acqua fresca, pomodori rossi, melanzane viola, peperoni gialli e rossi, insalate molto italiane bianche rosse e verdi, broccoli e spinaci dal verde intenso e cupo, candidi finocchi e cavolfiori, zucche gialle ed arancioni e ancora, cipolle avvolte in trasparenti veli rosa, e limoni, arance, albicocche, ciliegie e poi, i maggiolini del regno vegetale, le fragole rosse punteggiate di nero …
E come non avvicinarsi alla bancarella dei cereali e dei legumi, dove giacciono adagiati uno sull’altro, come dune nel deserto, i sacchi di juta da cui spuntano il rosso ambrato dei fagioli, il bruno delle lenticchie, tutti i bianchi della farina e del riso, il giallo del mais, il beige dorato della semola e il grigio del grano saraceno..
Un po’ distaccato, il banco del pesce dipinto d’azzurro, è una distesa in movimento di bianchi e di argenti su cui spiccano come scogli, crespi cespugli di verdissime alghe.
Sotto un tendone blu, protetti da finti vetri, fanno bella mostra formaggi bianchi e gialli, taluni paglierini con la crosta nera, altri con una cerata pellicola rossa e trionfi di salumi rosa, rossi, punteggiati di bianco, di pepe nero o di cedro verde.
E il pane? Dorato croccante profumato. Chiari panini al latte, scuri pani di segale, pagnotte che hanno il colore delle cortecce degli alberi. Pane che da solo racconta la ricchezza o la povertà, il calore familiare o la solitudine. Pane!
Camminare tra i colori ed i profumi come in un sentiero fiorito e chiedersi perché si sceglie un alimento: per il gusto o per il colore? E’ la bocca o sono gli occhi ad assaporare, o invece è la memoria … la stessa memoria che l’aveva spinta a portare a casa come un tesoro prezioso nella cesta di paglia, le melanzane, i pomodori, il basilico, il fiordilatte, non la mozzarella che fa troppa acqua, e il lacrimoso parmigiano …
Avrebbe preparato la parmigiana di melanzane, perché si era ricordata di quella volta che la parmigiana era entrata accolta da un silenzio assordante, la tensione era alle stelle e chiudeva ogni commensale in una teca di vetro, ciascuno sordomuto all’altro.
C’era stato un litigio di quelli proprio brutti, dove il torto e la ragione non trovavano riscontri eppure, nessuno era disponibile a cedere. Ma la parmigiana, era stata poi servita, un piatto dietro l’altro, era passato di mano in mano e quel gesto silenzioso, era già un venirsi incontro.
Il miracolo l’aveva poi fatto l’assaggio. Era stato per tutti un
-“ Ah! Che buona!!! Come l’hai fatta?”
-“ Nel modo più semplice :
Ho tagliato le melanzane a fette sottili, non come in Sicilia che le tagliano un po’ alte, le ho messe sotto sale per il tempo di preparare un sugo di pomodori aglio olio e basilico, poi le ho strizzate, asciugate, passate nella farina, appena appena, e fritte.
A quel punto in una teglia, uno strato di sugo, un letto di melanzane, fiordilatte o mozzarella del giorno prima, che si è un po’ asciugata, basilico, sugo , parmigiano grattugiato, ancora melanzane fiordilatte sugo parmigiano e così continuando fino ad esaurimento delle melanzane.
Un segreto però ce l’ho, alle melanzane unisco anche un paio di zucchine che essendo più delicate, ammorbidiscono il sapore”
Terminata la spiegazione, soddisfatta la curiosità, le teche di vetro si ruppero e tutti ricominciarono serenamente a parlare. La parmigiana aveva cancellato anche il ricordo del litigio, mentre le sue caselle della memoria si erano arricchite di un insegnamento prezioso.
Le piccole cose fatte bene e con amore danno insperati risultati di pacificazione.
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