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Rosaria Pagano - Il brigantaggio femminile

Il “brigantaggio” femminile
nella Costiera Amalfitana

 

Autore: Rosaria Pagano
Casa editrice: Terra del Sole edizioni
Anno pubblicazione: 2011
Prezzo: 7,00 euro
Pagine: 40

 

E’ evidente che con questo mio libello riuscirò solo a trarre dall’ombra della Storia, quasi sempre al maschile, i nomi di alcune donne combattive ed intrepide della Costiera amalfitana, su cui esistono peraltro pochi documenti e spesso in funzione dei loro uomini o di qualche fuoruscito da loro aiutato.
Finora niente di nuovo ed eclatante è scaturito dalle ricerche da me effettuate nella biblioteca dell’Archivio di Stato di Salerno, eccetto le notizie di regolari processi, risalenti appunto al periodo del brigantaggio postunitario, nato nel Mezzogiorno dopo l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna, che causò la nascita dello Stato d’Italia.
E’ noto che tale fenomeno fu l’espressione di un profondo disagio socio - economico, che coinvolse i braccianti agricoli, esasperati dalla miseria, e molti ex militari borbonici, i quali si ribellarono contro la politica del nuovo governo italiano e impugnarono le armi.
Il brigantaggio ufficiale, comprensivo di tutte le sue componenti, dalle plebi affamate ai banditi evasi dalle carceri, dagli ex militari di vari eserciti ai ladri e ai furfanti, fu soprattutto segno di lacerazioni profonde causate dal nuovo regime, incapace di sanare le ferite secolari del popolo meridionale.
L’area compresa tra l’Irpinia, la Basilicata, il Casertano e la Calabria fu quella più battuta dagli scontri e dalle guerriglie, in cui si consumarono tante giovani vite, sia di briganti che di soldati piemontesi.
E tra tutti operarono anche le donne, prima come compagne e vivandiere dei briganti, poi loro stesse interpreti del malcontento popolare e ribelli di fronte all’ingiustizia dei padroni e dei vincitori.
Donne di Calabria, Irpinia, Terra di Lavoro, Basilicata, una rappresentanza di forza, coraggio, impudenza, temerarietà, sfrontatezza…
Ma nella Costiera Amalfitana, pur essendovi evidenti i segni della povertà e, talvolta, della disperazione, non si verificarono episodi clamorosi di brigantaggio femminile, come in Calabria e in Basilicata, dove il latifondismo era predominante e l’egoismo dei padroni imperava. Inoltre la tipologia morfologica consentiva ancora di più ai proletari di espandersi e proliferare, con l’aiuto o addirittura il protagonismo delle donne.
Si trattò di tradizioni diverse, radici diverse, costumi diversi. Dalle terre selvagge e aspre delle regioni su menzionate non potevano non provenire genti altrettanto armate di rabbia e di furore, di ambo i sessi.
In Costiera Amalfitana giunsero solo gli echi dei grandi movimenti rivoluzionari, che comunque furono recepiti da briganti come Giusepiello di Maiori e dalle donne del popolo, che furono sensibili alle notizie pervenute dagli altri paesi. E così si spiega la protesta dell’amalfitana Maddalena De Martino che sfidò la guardia del Re e si buscò l’arresto.

Rosaria Pagano

 

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