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La vita lavata
Viaggio rosso in acque tinte



Autore
: Alessandra Ballardini
Casa editrice: Terra del Sole edizioni
Anno pubblicazione: 2011
Prezzo: 10,00 euro
Pagine: 60

 

Ho sempre pensato che i libri fossero i luoghi delle migliori scoperte e che rappresentassero, in quelle isole galleggianti che sono le vite degli uomini, una sorta di appiglio, un approdo nel naufragio di certe stagioni incomprensibili ed irreparabili. Le parole, come bastimenti, conducono verso mondi inesplorati, ne rivelano gli incantamenti, ne mostrano i sentieri, senza svelarne necessariamente i misteri.
Non credo esista un tempo in cui si decide di mettersi a scrivere e di condividere quello che si è scritto con altri. Credo piuttosto ad uno spazio, che mi piace immaginare bianco, in cui ad un tratto si vuole fare colore. Si dà un occhio nell’universo dei possibili e si decide di andare oltre; nascono così quei colori unici ed irripetibili che la poesia crea e modella come teste d’argilla. Sandra ha scelto il rosso, ma un rosso che è solo suo e non appartiene a nessuna gamma di colori predefiniti.
Leggendo le sue poesie mi è venuto in mente il rosso delle piantagioni di sorgo in Cina, freddo e seducente, tumultuoso ed appassionato; il rosso delle lacrime di Antigone, quando apprende di non poter seppellire il fratello morto sotto le mura di Tebe; il rosso del sole appena uscito dalla nebbia sui pendii di collina che si inerpicano come dorsi di cammelli.
Leggo Sandra e penso che è davvero brava a raccontare in versi cose fatte di terra e d’acqua, impastate insieme, ma non mescolate al punto da non riuscire a distinguere; che è brava a raccontare senza filtri, eppure senza naturalismi, senza malinconie superflue.
Nelle sue poesie trovi persone che si aggiustano vite, che non incontrano mai la creatura assegnata e allora rattoppano i giorni, per sanare un’assenza. E persone che vivono senza pensarci, non setacciano volti in mezzo alla folla, non cercano grani pregiati tra maglie di retina; trovi fortune che tu non t’aspetti, che vanno col primo venuto e non sai dove andranno a finire e altre, invece, che attendono da lontano, in silenzio, ti spiano e ti stanno a guardare, poi ti cuciono addosso i giorni che passano; vite che resistono al tempo, colmano vuoti, attraversano anni, che sanno godere la terra e i suoi frutti, che scoprono il cielo sopra le nuvole; e vite che non vedranno quel che verrà, rotte nel mezzo e lasciate cadere, che sono già notte, quando fuori c’è sole.
La sua poesia è una danza leggera e grave, sorridente e lacrimosa, ti sospinge altrove e sa farlo con la grazia di uno stile familiare e raro, colto e seducente, a metà strada tra un forzato disincanto e un rinnovato reincantamento.

La mia preferita, “Il vestito rosso”.


Francesco Puccio

 

 

 

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